Ponte probatorio

Che cosa stabilisce la prova decisiva del Tanakh su questa affermazione: in Osea 14 i «tori/vitelli delle nostre labbra» riguardano pentimento, preghiera e Tempio?

L’obiettivo è sapere esattamente dove termina la prova, affinché una teologia successiva non attribuisca alla fonte una certezza che essa non ha fornito.

Ciò che questo articolo ha dimostrato

Osea 14 ordina pentimento, parole e ritorno a Hashem, usando la difficile espressione «tori delle nostre labbra». Ciò prova che preghiera e confessione contano quando Israele ritorna; non significa che i sacrifici siano stati annullati per sempre né che il sangue sia l’unica via possibile al perdono.

  • Verificato: Osea 14 ordina a Israele di tornare a Hashem con parole.
  • Verificato: il capitolo chiede a Hashem di perdonare l’iniquità.
  • Verificato: il Testo masoretico usa il linguaggio sacrificale dei «tori» in relazione alle labbra.
  • Non sostenuto: la tesi che il perdono sia impossibile ovunque manchi un sacrificio letterale di sangue.
  • Parimenti non sostenuto: la tesi che Osea abolisca permanentemente il sacrificio del Tempio.

La domanda che resta aperta

L’argomento più ampio sull’alleanza migliore, sacerdozio e espiazione regge quando la funzione giuridica e d’alleanza originaria della Torah e dei Profeti resta decisiva?

Perché questo libro è il passo successivo

THE EPISTLE TO THE HEBREWS VS. THE HEBREW BIBLE porta questa domanda su Osea, preghiera e sacrificio nel campo più ampio dell’alleanza, del sacerdozio e dell’espiazione sotto le regole della Torah.

Per l’esame completo di preghiera, sacrificio e perdono nell’argomento di Ebrei, prosegui con THE EPISTLE TO THE HEBREWS VS. THE HEBREW BIBLE.