Ponte probatorio

Se il perdono appartiene a Hashem, quale testo della Torah trasferisce tale autorità a Gesù come diritto divino?

Il lettore riceve un verdetto circoscritto su ciò che la domanda stabilisce, ciò che rimane possibile e ciò che non autorizza. L’esame adotta come criteri: le affermazioni determinanti della Torah e dei Profeti sul ruolo di Hashem e il modello davidico umano.

Ciò che questo articolo ha dimostrato

Il Tanakh conferisce a sacerdoti e profeti ruoli autorizzati intorno all’espiazione e all’annuncio del perdono, ma il perdono stesso resta un atto di Hashem. Il Nuovo Testamento può rivendicare autorità per Gesù; la Torah non trasferisce mai a un futuro Messia davidico la prerogativa divina intrinseca del perdono.

  • Verificato: il Tanakh presenta il perdono come atto di Hashem.
  • Verificato: sacerdoti e profeti possono amministrare procedure espiatorie o annunciare il perdono divino senza diventare divini.
  • Verificato: il Messia davidico del Tanakh è presentato come servo e sovrano umano di Hashem.
  • Possibile: il cristianesimo può sostenere che Gesù riceva da Dio un’autorità straordinariamente elevata.
  • Non sostenuto: la Torah non trasferisce mai al futuro Messia un diritto divino intrinseco di perdonare che lo identifichi con Hashem.

La domanda che resta aperta

Quale conclusione rimane quando l’indagine si estende al seguente ambito sotto gli stessi controlli delle fonti: la coerenza della dottrina trinitaria con il Sinai e la semplicità divina?

Perché questo libro è il passo successivo

The Trinity vs Absolute Unity: Sinai, Divine Simplicity, and the Limits of Relational Godhood esamina precisamente la coerenza della dottrina trinitaria con il Sinai e la semplicità divina, mantenendo lo stesso onere della prova.

Per l’esame completo, apri la pagina del libro «The Trinity vs Absolute Unity: Sinai, Divine Simplicity, and the Limits of Relational Godhood»