Ponte probatorio
Se Isaia 45 dirige le nazioni a Hashem per la salvezza, dove inserisce il testo un mediatore divino umano?
Il lettore riceve un verdetto circoscritto su ciò che la domanda stabilisce, ciò che rimane possibile e ciò che non autorizza. L’esame adotta come criteri: il testo determinante della Torah o dei Profeti e la sua funzione giuridica o pattizia.
Ciò che questo articolo ha dimostrato
Isaia 45 si rivolge direttamente alle estremità della terra: volgetevi a Hashem e siate salvate, perché Egli è Dio e non ve n’è alcun altro. Un cristiano può in seguito identificare Gesù nell’identità divina, ma tale mediatore non è inserito dalla formulazione propria di Isaia.
- Verificato: Isaia 45 chiama direttamente le nazioni a volgersi a Hashem per la salvezza.
- Verificato: il passo sottolinea ripetutamente che Hashem è Dio e non ve n’è alcun altro.
- Verificato: in Isaia 45:22–23 non viene nominato alcun mediatore divino umano.
- Possibile come interpretazione cristiana successiva: applicare a Gesù il linguaggio su Hashem di Isaia come parte di un’alta cristologia.
- Non supportato da Isaia 45 stesso: la sua istruzione originale sulla salvezza richiederebbe alle nazioni di avvicinarsi a Hashem attraverso un mediatore divino incarnato.
La domanda che resta aperta
Quale conclusione rimane quando l’indagine si estende al seguente ambito sotto gli stessi controlli delle fonti: la coerenza della dottrina trinitaria con il Sinai e la semplicità divina?
Perché questo libro è il passo successivo
The Trinity vs Absolute Unity: Sinai, Divine Simplicity, and the Limits of Relational Godhood esamina precisamente la coerenza della dottrina trinitaria con il Sinai e la semplicità divina, mantenendo lo stesso onere della prova.
Per l’esame completo, apri la pagina del libro «The Trinity vs Absolute Unity: Sinai, Divine Simplicity, and the Limits of Relational Godhood»
