Ponte probatorio

Se Gesù rimase strutturalmente incentrato anzitutto su Israele, da dove ricevette Paolo l’autorità di costruire il sistema universale cristiano per i non ebrei?

Il lettore riceve un verdetto circoscritto su ciò che la domanda stabilisce, ciò che rimane possibile e ciò che non autorizza. L’esame adotta come criteri: le parole e azioni attribuite a Gesù, la successiva formulazione di Paolo e le categorie preesistenti della Torah.

Ciò che questo articolo ha dimostrato

La Bibbia ebraica riserva già un posto alle nazioni e la missione evangelica di Gesù comincia esplicitamente con Israele. La missione di Paolo ai non ebrei non è quindi problematica perché li include; la domanda è se egli avesse l’autorità di fare della fede nel Cristo la nuova porta universale dell’alleanza.

  • L’interesse universale per i non ebrei è biblico. Ciò che deve essere dimostrato è l’autorità di Paolo di definire la salvezza e la partecipazione pattizia dei non ebrei mediante un sistema centrato sul Cristo, anziché attraverso le categorie già presenti nella Torah e nei Profeti.
  • Che cosa rimane quando le stesse regole che danno priorità alle fonti sono applicate, oltre questa affermazione, al passaggio dalla teologia alla politica negli Atti e alla giustificazione delle rotture con le categorie della Torah?

La domanda che resta aperta

Quale conclusione rimane quando l’indagine si estende al seguente ambito sotto gli stessi controlli delle fonti: il passaggio dalla teologia alla politica negli Atti e la giustificazione delle rotture con le categorie della Torah?

Perché questo libro è il passo successivo

THE BOOK OF ACTS VS. THE HEBREW BIBLE esamina precisamente il passaggio dalla teologia alla politica negli Atti e la giustificazione delle rotture con le categorie della Torah, mantenendo lo stesso onere della prova.

Per l’esame completo, apri la pagina del libro «THE BOOK OF ACTS VS. THE HEBREW BIBLE»