Ponte probatorio
Il re chiamato elohim nel Salmo 45: divinità o linguaggio regale e grammaticale?
L’obiettivo è formulare correttamente la lettura cristiana, riconoscere la traduzione grammaticalmente possibile, esaminare il contesto regale e limitare il verdetto a ciò che il salmo può realmente sostenere.
Ciò che questo articolo ha dimostrato
Il Salmo 45 contiene un difficile linguaggio regale che può essere tradotto al vocativo: «Il tuo trono, o Dio, dura per sempre». Questa lettura non va negata. Ma lo stesso canto regale aggiunge subito: «perciò Dio, il tuo Dio, ti ha unto», ponendo il re onorato sotto Dio. Il salmo può sostenere un linguaggio regale elevato; non stabilisce un’ontologia trinitaria.
- Verificato: il Salmo 45 usa elohim in relazione alla figura regale.
- Possibile e grammaticalmente difendibile: tradurre al vocativo «Il tuo trono, o Dio, dura per sempre».
- Verificato: la stessa figura viene poi descritta come colui che viene unto dal «suo Dio».
- Possibile: una teologia cristiana successiva può leggere le due frasi attraverso la distinzione tra Padre e Figlio.
- Controverso: il valore preciso di elohim nell’appellativo regale.
- Non sostenuto dal solo Salmo 45: un’ontologia trinitaria o l’affermazione che il re sia Dio nello stesso senso assoluto di Hashem.
La domanda che resta aperta
Dopo aver delimitato il Salmo 45, la dottrina trinitaria resta coerente con il Sinai e la semplicità divina quando lo Shemà, il linguaggio della Torah contro le immagini e sulla sua unità e il testo-prova specifico rimangono decisivi?
Perché questo libro è il passo successivo
The Trinity vs Absolute Unity: Sinai, Divine Simplicity, and the Limits of Relational Godhood porta questa singola questione grammaticale nel campo più ampio della compatibilità fra dottrina trinitaria, Sinai e semplicità divina.
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